Archive del mese ◊ giugno, 2009 ◊

Autore: ninnj
• domenica, giugno 07th, 2009

Nella magnifica sala della “Galleria d’ Arte Reale” di Via Montenapoleone a Milano, Ninnj Di Stefano Busà ha presentato l’ultimo volume edito: De Senectude et ultra di Lucio Pisani. Molti i poeti presenti alla manifestazione. L’affluenza di pubblico ha dimostrato ancora una volta che la Poesia non è morta e, neppure ignorata, perché se ne avverte, ora più che mai, l’esigenza di supporto spirituale e intellettuale.

Autore: ninnj
• sabato, giugno 06th, 2009

Non mi ero sbagliata! Lei è un portento, un miracolo vivente della natura, la Sua è poesia che palpita, che buca e fa riflettere sui valori veri dell’esistenza. La Sua è davvero una sorgente di espressioni linguistiche uniche nel suo genere e coinvolgenti, che sanno toccare l’animo e ne sanno scoprire le più recondite pieghe. Oltre ad essere poetessa di chiara fama e di inconfondibile stile, sa essere psicologa, sa penetrare nell’intimo dell’essere, pur conoscendolo solo attraverso poche righe. Nessuno come Lei è in grado di fare critica più autentica, più analitica e profondamente vicina ad ogni autore che Le si propone. Non c’ è nella Sua scrittura sia essa poesia, critica o saggistica, neppure una parola, che non regga nell’insieme delle felici espressioni. Esse si susseguono a catena, in uno sciolto linguaggio di analisi critica appropriato sia dal lato letterario che estetico. Lei è assolutamente all’altezza del nome che si è fatto operando in modo eccellente nei versanti diversificati del giornalismo, della poesia, della saggistica e della critica. Non è piaggeria per me, e credo non solo per me, dichiararLe tutta la mia stima per quanto fa in campo letterario. Per Lei tutta la mia ammirazione più sincera.

Autore: ninnj
• sabato, giugno 06th, 2009

di (Ninnj Di Stefano Busà)

A fronte di un aggregazionismo culturale che vada in direzione di meccanismi e ordinamenti atti al consolidamento e alla condivisione di ideee, allo stimolo della solidarietà comune e alla necessità d’interferire contro gli interessi mercificatori di questa civiltà dei consumi, che traguarda le prospettive di sviluppo socio-culturale delle nuove generazioni, ecco sorgere e (ri)costituirsi con appropriate aperture  e nuova linfa l’Associazione Nazionale Scrittori. La superiorità numerica rispetto a molte altre realtà consimili non ha molta rilevanza, anche se, numericamente siamo una forza che s’impone su altre, per il suo numero di iscritti. Intendo in questa sede sottolineare il ruolo primario che l’associazione svolge e che mostra di essere teso e strutturato alla globalizzazione, nel sostenere la tutela della Cultura autentica, ovvero, quei modelli di vita interiore <superiore> che fanno la differenza, meglio identificati come caratteristiche di intelletto pensante e creante, pronto a rafforzare quell’imprenscindibile forza che ci protegge dal nichilismo e dal lassismo dei costumi odierni, fatti di fuochi fatui, di banalità, e di una turba volgare di turpiloqui e di  immagini mediatiche telepilotate.

Il lampo di genialità degli scrittori e artisti va tutelato ad ogni costo dagli assalti della condotta irresponsabile di chi intravede nella pagina intelletuale  un pericolo per gli interessi specifici di pochi. La categoria pensante di coloro che credono nei valori della Storia e del patrimonio culturale di ognuno va protetta, va garantita e perseguita quale patrimonio di fede, di progresso, di speranza per il futuro.

I poteri forti del mercato nei riguardi della forma più progredita del pensiero hanno creato sempre di più un’ imprevedibile arresto delle parti più nobili dell’individuo a favore di spinte materialistiche. I ruoli e i travisamenti sono stati paludati come atti di progresso, per mascherare l’indecenza sotto forma di modernità, la volgarità e il maneggiamento sotto forma di moderno e nuovo, tutte esaltazioni delle forme inferiori dell’uomo come subiecte al lucro, alla politica, al successo ad ogni costo. In assenza quasi totale di una funzione catalizzatrice che protegga  modelli superiori nella realizzazione del prodotto intellettuale, noi siamo qui, oggi a riformulare un piano di giustopposizione che produca il cambiamento.  Ci dobbiamo far carico del difetto sociale e in assenza di veri capitani di rotta, correre ai ripari, se ancora possibile, gestendo il ruolo della morale e dell’intelletto in modo consono: la Letteratura, l’arte sono state viste sempre nel ruolo secondario della specie umana, assoggettate al potere qualunquista di organizzazioni meno progressiste, ma imperanti della politica. La società divenuta debole  e istituzionalmente incapace  di opporre strutture superlative di culturalismo, si è rivelata priva di forza necessaria per sostenere processi di vita superiori e più evoluti intellettualemente.

E’  lapalassiano che a cavallo di due guerre , in un secolo in cui le dittature hanno prodotto  lo scempio delle società culturalmente più avanzate, e progressiste, si dovesse giungere a deprivare l’ingegno della sua importanza più vitale, soprattutto, nel tentativo di escluderla da ogni prerogativa di difesa. Oggi la società, però, appare  avanzata nella tecnologia e nella globalizzazione, giungendo per un unico binario a maturare, a creare un intelletto fittizio con ruolo strumentale che lo depriva di ogni altro scopo che non sia quello merceologico, dell’utile e della ricchezza immediati.Gli intellettuali s’interrogano. Si può ancora arginare il pericolo della disfatta?

Questo vile orientamento ha creato nella società del postmoderno guasti non quantificabili per la gravità del progetto. In una società nella quale vengono trascurati i modelli della tradizione e della morale per rincorrere sogni effimeri di lucro bottegaio e furbesco, di fanatismo violento e insubordinato ad ogni regola, la coscienza si perde e con essa il ruolo di progresso e di sviluppo delle genti. In questo caos, il Bello e il Buono vengono esautorati, negligentemente e ottusamente messi al bando o rilegati a ruoli di terz’ordine, rispetto alle risorse umane del mondo civilizzato. Le arti o il prodotto delle menti più elevate: poesia, pittura, scultura, letteratura, scienza mercificate o rese nulle, come referenti di un’epoca giurassica che non dà più senso di sazietà e ricchezza.

Ma l’intelletto, il pensiero dell’uomo non hanno mai dato cospicui guadagni, hanno solo reso il ruolo di ammortizzatori sociali contro l’imbarbarimento e l’annientamento dei costumi, dei processi di sviluppo e del progresso. Gli artisti, i letterati, gli scrittori, oggi qui, riuniti, faranno, (seppure, come un segno sull’ acqua), la storia umanistica del passato proiettandosi nel futuro come la  testimonianza che, scevra da ogni legame che lo contraddica, apparterrà di diritto, alla Storia dell’umanità.

E questa Storia prevede la trasmissione di valori e significati agli altri che verranno. Oggi l’anello di una catena fragile sta dando segni di rottura, sono segnali inquietanti che bisogna cogliere per non trovarsi nel baratro più fondo. Diamo dunque, molto spazio alla naturale espansione dell’intelletto, diffondiamolo, difendiamolo, perchè il momento che stiamo attraversando non abbia a determinare la catastrofe degenerativa che tutti temiamo. Spazio alla mente, allora, per ossigenare quei propositi buoni,quei presupposti vitalistici per la sollecitazione a quelle  sinergie, che determinano il prodotto meno effimero della massificazione e del nichilismo imperanti.

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Autore: ninnj
• giovedì, giugno 04th, 2009

Ieri 4 ottobre 2008, conferite in una manifestazione tenutasi al Circolo della Stampa di Milano, le benemerenze alla Carriera dell’Unione Nazionale Scrittori della Lombardia. La Giuria presieduta dalla Prof. Ninnj Di Stefano Busà ha visto premiati molte personalità della Letteratura, delle Scienze, del Giornalismo della cui categoria è stato premiato anche Giulio Giuzzi, vicedirettore del Giorno, insieme a molti altri rappresentanti del mondo culturale milanese.

Autore: ninnj
• mercoledì, giugno 03rd, 2009

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Finalmente, dopo una costante intenzione ad occuparmi della poesia di Guido Zavanone, (ritardo dovuto a sovraccarico di lavori e di impegni precedenti), posso disporre di un breve spazio del mio tempo convulso e accelerato da dedicare a Guido. Il quale non ha certo bisogno della mia nota critica per mostrare appieno la sua dovizia e ricchezza di linguaggio. Critici autorevoli e di larga fama si sono da sempre interessati a lui come al poeta valido e interessante, dal punto di vista linguistico e letterario. Purtuttavia, desidero, in questa sede, dare il mio contributo a favore di questa insigne personalità “giuridica” data in prestito alla “poesia”, o meglio dire il contrario? Fatto sta che Guido Zavanone brilla di luce propria nel diorama culturale di questo mezzo secolo letterario per i suoi meriti nell’uno e nell’altro versante. La ricerca metafisica nella poesia di Guido Zavanone vi si dispiega interamente, ogni verso ne è come intriso e s’intride, a sua volta, ad un’attenta disamina del mondo tangibile, del materico, o che dir si voglia delle “cose”…Una terrestrità perseguita giorno per giorno, analizzata e indagata dal profondo, fanno di questa poetica una visione globale del vissuto, che si configura come materia itinerante del percorso dottrinario e ispirativo di questo autore, astigiano di nascita, ma ligure per adozione e per quella linea ligustremente detta, che accomuna gli altri grandi poeti contemporanei illustri, come Sbarbaro, Ceccardo Ceccardi, Mario Novaro, Boine…ed altri. Un’analisi assai motivata fatta di principi non estranei all’uomo, quello stesso uomo che ne insidia e ne condiziona la sorte terrena, inficiando il principio metafisico perpetrato a suo danno da una sorta di maledizione che lo rende ostile al ” cielo” e alla sua bellezza, sottomettendolo ai suoi atroci malefici, rinnegandolo talvolta e ignorandolo con la caparbietà assurda e inquietante del precipizio senza Luce,fatto di contrasti e interrogativi, di incognite e omissioni, in prossimità di colpe non identificabili o di fraintendimenti di coscienza.

La consapevolezza di scavare fra sabbie mobili si dilata nei versi dell’autore come un tuono nella notte, il cui boato fa pensare alla sofferenza di un cielo tormentato e irrequieto che sfoga, come può, i suoi deliranti cataclismi: “Un uomo sempre vecchio e sempre nuovo/ che va gridando io io io/ in bilico nel vuoto/ tra il nulla e Dio.” (Ritratto). Quale definizione potrebbe essere più azzeccata a definire l’uomo contemporaneo, impastato di orgoglio, vestito di arroganza e presunzione che grida al suo stesso ego tutto il disagio delle sue stesse colpe? La latitanza, la soverchiante distanza tra l’uomo e il suo Dio è ripresa come un monologo nell’intera raccolta:” tra le grida soffocate e i lamenti/ di un popolo stremato e fuggitivo./ Vanno verso luoghi sconosciuti, invocano/ un dio che non li ascolta.” oppure ancora.: ” I nostri granai sono colmi, ma vuoto/ è il cuore e la mente/…/tra gli avanzi di banchetti opulenti e vane/ dichiarazioni d’intenti.” (La speranza). L’albero della conoscenza assume talvolta dimensioni pessimistiche, di sottile angoscia per un mondo viziato dalle sue passioni, dai suoi rancori, dai conflitti e dagli smarrimenti, dalle ebbrezze di potere temporale di una coscienza malata, che riducono il sogno della vita in un ammasso di rottami alla deriva.

La precarietà, la vanità del mondo, l’arroganza, la prevaricazione tracotante e ostinata dell’uomo moderno paralizzano l’idea di Dio, quasi la rifiutano e la contrastano in una sorta di irriducibile vituperio per ciò che Egli stesso (il Creatore) ha voluto rivelare nel prodotto umano. Tra il disincanto e il dramma si svolge l’antico interrogativo del poeta, tra ragione e fede s’insinua in questa poetica zavanoniana una sofferta e chiusa malinconia che l’avvolge, se non stravolge la spessa coltre di nebbia e d’indifferenzadel poeta, il quale liberato dal profondo riesce, tuttavia,felicemente a librarsi tra le spire fumose del progetto uomo rinverdendone la speranza:” Della speranza ti nutri come l’albero/ s’apre alla pioggia che lo cresce e lo sfa,/ goccia a goccia gli scende per i rami,/ mala radice sa la verità.” (Con i sogni del mattino).

E vi troviamo ossimori di eccezionale fattura che sono il marchio poetico di Guido, il suo sigillo ragionativo, l’intento più manifesto senza presupponenza né sentenziosità (come giustamente osserva Zanzotto), da uomo consapevole, del quale sia il pensiero che l’azione convergono ad una morale e ad un giudizio fuori dalle righe, ragionato, dignitoso dal quale si evince la validità del canto; un poeta che sa dare il meglio di sé in un linguaggio alto che sublima la necessità del confronto, la giustapposizione della funzione maieutica, che s’imperla di stupore e di sommessa dignità, pur nella crescita gnomica di un progetto folle, o nello smarrimento terreno fatto di rinunce, e di tensioni.

Il progetto allusivo dell’Oltre si fa stada in Zavanone dall’indizio di una presenza divina oltre la storia, oltre la vicenda di ognuno e di tutti. La verità si affida al sentimento, alla fede, pur se talvolta sembra naufragare  nel nulla, altre volte inerisce alla virtù dei probi, dei saggi; il cedimento alla mistificazione è sempre in agguato, istruisce e pure confonde, sollecita e si fa pensiero-conoscenza, si carica di un infinito che è distacco dalla morale comune, coglie ispirazione dall’eternante categoria storica di appartenenza, da strutture etiche elevate. Così come mostrano questi versi:”Al cospetto di Dio e del Creato/ gridava la protesta dell’escluso, l’illusa/ volontà di canto/ il suo deriso desiderio d’amore” (Il rospo).

L’uomo è un mezzo sembra dire Zavanone, non deve ergersi ad arbitro della vita, né assumere posizioni di contrasto nei riguardi di una fede giusta, sacrosanta, che dell’Eterno e dell’Infinito ha l’angoscia prorompente e inquietante  della fine, di una Luce che non vede, di una verità che non tocca e non capta, perché influenzato da una sorte ostile e insincera che lo pone agli antipodi del mondo, tra vita e morte da cui perennemente teme le distanze e l’inganno.

Per dirla in breve, Guido Zavanone possiede una visione sapiente di misurata “perdita“, vale a dire la rassegnata mestizia della fine che gli procura affanno, ma non lo prostra, non lo schiaccia col peso della tenebra. Il suo canto lirico si snoda felice e mai rassegnato, compiutamente mosso da allegorie e metafore, che il linguaggio alto sa trasfondere in tensione lirico-ispirativa. D’ampio respiro poi sono le meditazioni che dal pronunciamento dei nuclei germinativi sanno raggiungere la compitezza formale tensiva e creativa, atta a sviluppare un mirabile esempio di poesia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, sono fatti di coscienza lucida e determinata a dare un’impronta filosofico-meitativa di stampo moderno, che si è andata sviluppando man mano, fino a dare all’autore una compiuta e felicemente raggiunta esemplarità estetizzante.

Autore: ninnj
• lunedì, giugno 01st, 2009

La Poesia è sensibilità verso le ragioni del cuore e dell’intelletto

La Poesia è elaborazione interiore che si esplicita nella forma e nel concetto di Bellezza, i quali  esaltano i significati valoriali

La Poesia è affermazione di una coscienza illuminata

La Poesia è  criterio di valutazione che aspira alla categoria pensante nel suo più ampio raggio d’azione

Stiamo cercando di apporre un ruolo nuovo alla poesia? o stiamo piano piano demolendola e aggredendola con l’indifferenza e la esclusione totale dai nostri equilibri di difesa? La Poesia ci salva dall’essere bruti, perché raffina le coscienze e rende meno sensibili al maleche attanaglia il nostro secolo. La nostra società, viene continuamente aggredita e messa a ferro e a fuoco dalla turba volgare e facinorosa di mercanti, paraninfi e teledipendenti, alcolisti e dopati di una forma esistenziale che toglie all’umanità molto dei suoi caratteri essenziali di civiltà e progresso. Una società senza poesia va verso la nullificazione dell’anima. Il segnale più forte, più inquietante in una società moderna è, appunto, la sua assenza o defezione volontaria a causa che altre e ben più accattivanti chimere abitano il sogno. Il risultato è una dispensa priva di cibo: anche l’anima ha bisogno di nutrirsi per profondere energie e investire sul piano umano tutto il suo patrimonio intellettivo che è ricchezza interiore, non materialistica, indottrinata e resa sterile da un processo riduttivo dell’intelletto e del pensiero.

Se la poesia Vola Alta, anche i nostri propositi saranno di ottima qualità, viceversa tutto si riduce ad un vivere allo stato inferiore, da barbari, senza Luce d’intelligenza, di sensibilità, di valori. La forza mediatica di questo periodo storico sta attraversando una fase di netto rialzo. Il poeta non può fare altro che resistere agli attacchi continui che i computer, internet, tecnologie d’avanguardia, rampe satellitari e piattaforme spaziali intravedono come scale verso il Paradiso. Ma, bisogna ammettere che vi è un deterioramento generale del tenore di vita, s’intende del tenore di vita spirituale, interiore, coscienziale che è relegato al ruolo di infimo grado nella scala delle priorità. Come Kant affermava: l’uomo appartiene al regno dei fini, e non a quello dei mezzi, pertanto non deve lasciarsi abbagliare dal clamori e dai lustrini, nè dai meccanismi perversi che, sia pure sotto forma di utile e di mirabilia portentosa, ottundono le menti degli umani e li fanno deviare pericolosamente verso forme e categorie di vita inferiori. La poesia , dunque, che lo crediate o no, continuerà a svolgere il suo servizio di ammortizzatore sociale, pure se creduta inutile e vanesia, ammorbidirà il senso del malessere e dell’inquietudine, la paura e il disincanto per una esistenza acefala, in cui viene a dilagare  disumanizzandosi la mentalità fanatica e violenta, mercificatoria e ingannevole del prodotto-uomo  E vi opporrà resistenza, svolgendo un ruolo che costantemente evince la sua complessa contraddizione e i suoi profondi conflitti, nei riguardi dei sentimenti emanando con la sua fiammella una continua sollecitazione per le ragioni del cuore, meglio dire per le interpretazioni del cuore, il quale non demorde e ci richiama alla vita interiore vissuta all’insegna di un rispetto per la natura e il suo eccezionale potere di governare il mondo.

La Poesia è nel piano di attuazione culturale il vertice del suo disegno più compiuto, affrancato da ogni volontà che la discrimini e la contraddica, tradendo le sue finalità.

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