Archive del mese ◊ settembre, 2009 ◊

Autore: ninnj
• venerdì, settembre 18th, 2009

di Ninnj Di Stefano Busà

Anna Bertiromo non è nuova a libri di poesia. La scrittrice napoletana ha anche pubblicato lavori di narrativa, di saggistica di giornalismo e varie. In questa sua nuova raccolta che mi pare sia stata redatta nella forma di un diario lirico, attraverso un viaggio itinerante per l’Italia, la scrittrice mette a fuoco con abilità e stile le varie fasi, le impressioni, le suggestioni che hanno caratterizzato molti dei suoi viaggi. La fantasia e il particolare riguardo per i molti aspetti del percorso culturale o non della scrittrice sono interpretati all’insegna di una scrittura limpida e chiara, che vogliono essere un amarcord, un’affascinante testimonianza e una straordinaria memoria attorno alla nostra penisola. Il nostro Paese, in quanto a bellezza e opere d’arti, non è secondo a nessuno. La fa da padrone e da ambìto appuntamento per molti turisti stranieri, che trovano il nostro territorio come la stella polare,  o una cometa da seguire per il fascino, le emozioni, la grazia di panorami suggestivi e cangianti, ma soprattutto per la buona tavola, l’accoglienza della gente, i luoghi d’arte da visitare, le opere eccezionali racchiuse entro un’enclave di riecheggiati capolavori che hanno lasciato incantati e impressionati molti visitatori d’oltre oceano. La bellezza della raccolta risiede in una quantità di emozioni e di afflati lirici che contribuiscono a fare di questa Poesia un riferimento ineludibile per altre tappe, altri itineranti viaggi che la vedranno ancora descrivere, non solo il paesaggio esteriore, ma tutta una gamma di minute osservazioni, di momenti naturalistici, di avventure territoriali, di nostalgie , di esperienze che riescono ad emozionarla interiormente, facendole attraversare con notevole esemplaritù di stile e di contenuti e a mezzo di una variegata originalità testimoniale e personale, tutto l’itinerario turistico delle sue peregrinazioni. L’esperienza registrata dall’autrice  attraverso un’Italia che spesso sfugge all’occhio distratto del turista o dell’uomo/donna d’affari, porta in sè, invece, per chi la sa osservare con gli occhi di poeta, come Anna, tutta la carica magica, il fascino, la ricreata dolcezza di un viaggiatore attento, come Anna, che finisce col sorprendere la sua immaginazione cantabile in assoli delicati e in versi che hanno la dolcezza del particolare e lo stile, la precisione e il fascino di uno sguardo cantabile che si spalanca in lungo e in largo in desrizioni dettagliate e in osservazioni intimistiche fatte di voli d’anima. Anna Bertiromo ha viaggiato  in lungo e in largo della nostra penisola. Da ogni luogo, da ogni città, da ogni sosta ha riportato le magie, i pleniluni, le spiagge incantate dalla luna, i frammenti, le rovine di Agropoli, i meriggi e i tramonti, le mirabili terre vulcaniche dell’Etna: pomice e diaspro, ombre fugaci, declivi erbosi, o falde di lava come sul Vesuvio, il grande mistero della Venezia dondolante fra i canali e i ponticelli, la laguna, la storia di stemmi e gondolieri, di dogi e dame che ancora abitano la notte fonda fra carrugi e fantasmi. “E, quando c’è la luna/ a dare un volto nuovo / a tutta la laguna/ i vostri remi pescano/ pepite di cobalto/…/le loro voci coprono/ il fluitar dell’onde/ e l’ombre si confondono / col volo dei colombi.” (pag.24) Il minuzioso descrittivismo investe anche altri testi, come Magia d’agosto, Inno al Sarno, Tariqa (l’Etna), San Donà di Piave, il litorale di Ostia, La terra d’Abruzzo aspra e forte, il mare jonico e tante altre località da lei visitate, che hanno saputo imprimere in lei la forza di una poetica echeggiata e trascritta come un antico canto di sirene, ovvero ammaliante e dolce, sereno e scheggiato solo da qualche volo di gabbiani, ma anche di un  -intenso-  poetico che ha rubato le testimonianze vive di cultura e fascino per mettere insieme versi ben strutturati, che rievocano il profumo selvaggio di certi itinerari agresti, ma anche l’aspetto più culturale ed essenziale di luoghi d’arte o di storia che hanno visto un passato di grande realizzazione artistica nel nostro Paese. Anna Bertiromo assembla alla grazia dei “pleniluni” le “radici di antiche passioni/ …/voci di una cultura/ che esonda forte dal cuore come sciara/e si diffonde oltre le aspre falde del Vulcano.” (pag.32), forse in un afflato di parole sognanti, ma anche, perché no, di invaghite particolarità territoriali (le famose radici terragne della sua Campania, del suo litorale sorrentino, delle “strade del suo paese“che in lei vivono quotidianamente come forza di abituale contrasto mnemonico, ma anche di sussulto e di gioia per le impressioni irripetibili che ad essi strettamente la congiungono.

Autore: ninnj
• giovedì, settembre 03rd, 2009

Quando cielo e mare si fondono



L’incarnazione

si sfoglia della sua tenebra.

Luce che ogni altra luce frange:

dove ognuno ha il suo rivolo di sangue,

se trova un tabernacolo dimernticato,

qualche chiodo sfuggito al martirio dolente

del Tuo romitaggio, Signore.

Sento ardere l’incenso all’altare

e struggersi, qual volo vertiginoso

dal Tuo calvario, l’empietà.




La cecità


Nella Tua carne l’unico perdono,

il Tuo sangue versato al Golgota.

Dalle Tue pieghe, marchiata a fuoco,

la Resurrezione.

Dal Padre al Figlio il Mistero.

La vanità corrotta

non riconosce il pianto del mondo:

l’uomo salvato, malgrado se stesso.

Categoria: Poesie  | Lascia un commento