di (Ninnj Di Stefano Busà)
Uno degli ultimi baluardi del sistema oscurantista di regime degli Ayatollah ha i giorni contati. Una folla oceanica, dopo i brogli paventati alle elezioni del nuovo presidente, si è riversata in strada, nelle piazze, chiedendo a gran voce con rudimentali sistemi (pietre in mano), la verifica dei voti, e la liberazione dagli oppressori. Dopo il regno apparentemente pacifista-moderato e illuminato dello Scià di Persia Reza Pahlevi, che aveva delineato una politica più morbida di convergenza con apertura verso occidente, il rafforzamento dei detentori del regime aveva ripreso in mano la situazione aumentando la dose dei veti con l’esclusione dello stato di diritti umani in ogni sua forma. L’introduzione di una dittatura estremista che aveva individuato in Khomeini una figura determinante per la lotta armata islamica sui diversi fronti, risulta in quest’ultimo caso: l’eliminazione quasi totale e senza battute d’arresto delle donne dalla scena del mondo civile, escludendole da ogni ragionevole diritto: come quello al voto, allo studio, alla professione, a guidare, ad uscire da casa senza il permesso maschile, viene a instaurarsi e a consolidarsi una figura di donna-oggetto, sempre più in subordine alla vita dell’uomo, coperta completamente dal burka, che prevede solo una sottile feritoia per gli occhi, si attuano un deja vu primordiale, esasparante, che ripristina il medioevo agli inizi del Tremila, un incrudelimento e un veto per ogni forma di riformismo e di autodeterminazione socio/culturale del genere femminile, che non poteva non determinare negli animi sofferenza e ribellione verso la tirannìa autoritaria di un potere vessatorio insediatosi con strategie infauste e procedimenti di lotta armata. Un diktat su tutti i criteri discernitivi di scelte consapevoli, private di ogni minima apertura alla libertà che ha catapultato l’Iran nel più retrogrado paese dell’area islamica. Ulteriormente aggravando la già difficile condizione delle donne, espropriandole delle più elementari regole del vivere civile. Da lì, all’insediamento di Akmadinejad il passo fu breve. Questi ha risposto appieno alla determinatezza di ripristinare il piano sospensivo di libertà a chiunque si mostrasse dissidente, o quanto meno, non in linea col potere dittatoriale del suo governo.
Figura insignificante, fisicamente “involuto”, all’apparenza esaltato da un ego smisurato e indifferibile, atteggiamento schizofrenico – senza carisma – sguardo perso nell’aspirazione autolesionista di un’arroganza che inneggia alla sua personalità mediocre, pericolosa ed egocentrica fino al parossismo – ceto sociale basso – caratteristiche somatiche da rifiuto, (non solo dal genere femminile, ma da tutti i generi), odio dichiarato contro gli Stati Uniti d’America e contro l’Occidente, soprannominato in vari modi: nanottolo, scimmia, o colui a cui non piace il sapone - sciatto e narciso, con quel narcisismo proprio dei mediocri che sentono nella subordinazione al potere di uno solo o di pochi la carica emotiva di esaltazione del proprio ego elevato alla sua ennesima potenza. E’, indubbio che, ogni azione atta a ledere la procedure e i metodi di regime risulta di sicuro ostacolo al programma ostentativo dell’arrogante tirannide, toccata da smania di onnipotenza. Così, viene messa a tacere con la forza, ogni segnale di insurrezione e viene soffocato nel sangue ogni tentativo. Sta proprio nella supremazia dello smisurato protagonismo di ogni dittatura la dilatazione e la realizzazione di un complesso di inferiorità allo stato puro, perciò il tiranno, chiunque sia non esita a infierire contro gli episodi riformisti di una popolazione inerme che si fa scudo della sua vita per ottenere un minimo di libertà.
Un protagonismo che andrebbe analizzato nei laboratori di psichiatria, ma a noi serve per delineare la loro condotta ad litteram.
Akmadinejad introduce da subito lo status quoqualcosa non qualcuna -non una persona- ma una sottospecie di umanoide che appartie all’involuzione della specie, pur contribuendo alla fecondazione e alla continuità dell’ essere umano che partorisce, considerato un soggetto “involuto”, una sottomarca, senza capacità di giudizio e di pronunciamiento, scarto dell’uomo che ne può introdurre nei suoi harem quante ne vuole, ed eliminarle con la sola disapprovazione o il ripudio, come ebbe a promulgare persino il più illuminato Scià Reza Pahlevi, quando ripudiò Soraya non in grado di generare. Schiava per editto o legge della shaaria, sottomessa all’uomo da leggi tribali che la escludono da ogni modernità e progresso, da ogni ordine e grado di istruzione, obbligata ad una vita da reclusa, senza mezzi termini. Nessuna loro partecipazione alla politica, estromesse dalle Università, dalle Scuole, dall’indottrinamento, perché com’è ovvio, ritenuto pericoloso per lo sviluppo intellettuale femminile, che deve rimanere nell’oscurantismo e sotto il giogo discriminatorio del potere, se si vuole attuare la illegittimità fra i sessi. Il potere forte di Akmadinejad innesca anche la corsa agli armamenti per tenere in perenne scacco le Nazioni Unite e instaurare il dominio dell’Imperialismo arabo nei confronti del mondo, dell’oscurantismo più medievale, compromesso da un clima di terrore reiterato soprattutto sulle donne, oggetti di second’ordine rispetto agli uomini, quindi di scarsissimo valore intellettuale, esseri acefali, prive di logica e di principi (secondo il loro basso profilo giudicante): la donna è considerata senz’anima, fattrice destinata a procreare per l’avanzamento induttivo di un accrescimento della specie, aliena, estranea al mondo che la circonda, obbediente alla cieca volontà del maschio che, in tal misura, non fa che mostrarle il suo disprezzo e la sua autorità, in ogni più piccolo particolare, sia che riguardi il sistema di conduzione coniugale e familiare, che i diritti umani, l’amministrazione della casa, l’educazione dei figli, il diritto allo studio, un progetto di lavoro, di realizzazione personale. La donna in quella parte di pianeta non ha voce, non è libera di parlare, di agire, di manifestare in alcun modo il suo diritto sacrosanto di decidere su nulla. Donna, in quell’emisfero mediorientale significa sottospecie, oggetto che spreca l’aria che respira: schema di vita senza angolazione né prospettiva, priva di alcun progetto presente e futuro. “Donna” in Islam è oggetto, un soprammobile che fa parte dell’arredo, una propaggine dell’uomo che ne può decidere le sorti, le condizioni, la vita e la morte. Sottomettersi ai voleri dell’uomo è suo ineludibile destino. Ma le cose sembrano evolversi. Vi sono segnali ad indicare che l’oscurantismo di quelle forme tribali e insufflate di egoismo e di arroganza fino al midollo, stanno per avere vita breve. Le donne reagiscono, non è la maggioranza, purtroppo, ma in ogni modo, il grado d’intelligenza supplisce alla mancanza d’istruzione e così aderiscono alle rivolte, si mescolano alle masse dei rivoltosi coi figli in braccio. Non era mai successo. E per l’Iran si profila un grande movimento rivoluzionario dal quale certamente prenderà l’avvio una qualche riforma, o quanto meno qulche iniziativa dell’ONU per imporre nuovi codici di diritto e nuove procedure per il paese.
Per il momento l’Europa ha chiesto a Teheran un’inchiesta sullo svolgimento del voto. Tutto il mondo è in all’erta. Prima o poi il Consiglio Internazionale dell’ONU si dovrà pronunciare sui metodi da usare per contrastare la corsa tribale agli armamenti.
L’arricchimento dell’uranio è una sordida invenzione e un grossolano eufemismo per mascherare ben più profonde e ingannevoli misure di dominio sugli altri Paesi. Il mondo ai suoi capricci ( Akmanjdejad) è una formula che esce dal contorno geopolitico mondiale, una caricatura riprovevole e obsoleta, atta solo a stabilire la levatura morale e le idee di grandezza in una digressione sul tema degli equilibri internazionali, professata da questo apostolo di Allah che vuole dominare la scena imponendo lo spettro del nucleare sul palcoscenico della razza umana.
