Si è spento nella notte del 18 aprile il poeta, critico e saggista Sirio Guerrieri. Aveva aderito al Manifesto del Realismo Lirico di Aldo Capasso, mettendo di suo:una innata passione per il naturalismo bucolico e promovendo una poesia elegiaca e tradizizionale dal modulo schietto, limpido, alieno da cerebralismi e contaminazione della new avanguardia di questo fine secolo che, da tutti gli ismi passati, ha voluto imporre un sillogismo artificioso, un coacervo di sperimentazioni fuorviante, minimalista che guarda alla poesia come a un “frutto marcio” in procinto di scomparire per asfissia e disattenzione. Sirio Guerrieri aveva preso da tempo le distanze da tale posizione, e da quel modello linguistico/ strutturale che niente più ha da spartire con la poesia, perché percorre un criterio di forte contrasto con la poesia < pura>; un criterio lontano mille miglia dal sentimento e molto più vicino ad un freddo e indistinto laboratorio, qualche volta obitorio, in cui davvero, e con molta difficoltà la poesia può tornare ad essere in sintonia con la natura e l’uomo, presa com’è dalle difficili derive che non le consentono approdi ma solo naufragi e sterili esperimenti per non soccombere definitivamente, o almeno tentare un avvicinamento possibile alle suggestioni, alle sensazioni, ai brividi emozionali della pagina Letteraria e Storica dei Grandi predecessori. La poesia per Guerrieri era rimasta un punto fermo della sua vita, una concezione interiore di estetica bellezza e di armoniosa verità, entrambe presenti costantemente nella sua vita, fino all’ultimo. (Ninnj Di Stefano Busà)

In sua memoria ho scritto questi versi.
IL GIOCO FINISCE A LUCI SPENTE
La morte non concede proroghe,
sulla scena di un altro sipario
recita la vita nei minimi dettagli.
Qui è tutto nella capacità totalizzante
delle ossa di attutire i contraccolpi:
il gioco finisce a luci spente,
si chiude sul corpo martoriato.
La gioia di vivere è nel privilegio dell’ala,
quando tocca il cielo e vi s’ingloba,
come tuorlo al guscio che lo tiene stretto.
Dimmi ancora del verde di maggio
che s’apre a profili di rondini,
dettami parole appropriate, le più abbreviate…
virgole dimenticate sulle strade del mondo,
mentre imperversa la necessità
di fuggire perfino da noi stessi.
E’ nel battesimo dell’ardimento la virtù del coraggio.
Poi è sempre analogia il muoversi
tra parola e silenzio, il filo teso
nel vuoto ce ne darà ragione.