Archive for the Category ◊ Comunicati-stampa ◊

Autore: ninnj
• martedì, marzo 29th, 2011

Un volume che ha giù ottenuto l’avallo dell’autorevole firma di Emerico Giachery in prefazione. Molti fin’ora i critici che hanno scritto saggi e recensioni sulla scrittrice,  la quale è giunta alla sua ventesima pubblicazione.

Una serata interessante è stata dedicata a Ninnj Di Stefano Busà alla Camerata dei Poeti, il giorno 16 marzo u.s. Hanno relazionato i critici Duccia Camiciotti, Lia Bronzi e Carmelo Consoli. Al leggìo la voce preparata di Andrea Pericoli. Ha curato l’intera serata la poetessa Roberta degl’Innocenti. Si è alternato un dibattito molto condiviso col pubblico presente, molti di loro hanno intervistato la poetessa e le hanno tributato grandi applausi, manifestandole tutta la loro simpatia e affetto.

Autore: ninnj
• mercoledì, luglio 01st, 2009

di Ninnj Di Stefano Busà

Vi sono elementi che fanno pensare che la Felicità tanto agognata non esiste, è solo frutto della nostra fantasia, del nostro impenitente desiderio di magnificare il nostro   < io > rendendolo responsabile di una situazione paradossale, di un modello eccellente di esser(ci) nel mondo, al fine di caricarlo di tutta quella colpa, di tutta quella assenza che in realtà è dentro di noi. Siamo noi, infatti, i principali artefici della nostra vicenda personale, della nostra felicità negata e siamo sempre noi a sprecare le uniche occasioni che abbiamo per poter usufruire di quella che utopisticamente crediamo possibile ottenere.

Il concetto di Felicità è un concetto astratto in partenza, una marca di abbigliamento che non ci  dà lo sconto promesso, non ci è dato di indossarla, perché siamo incapaci di scrutare i segni della sua eventuale presenza in noi. Siamo sempre noi ad accorgerci che non la possiamo mai afferrare, perché siamo bloccati da una struttura mentale, biologica, fisica, strumentale, una incapacità congenita che non ci consente una dinamica strutturale adeguata. La Felicità e posta su un piano inclinato, più noi ci agitiamo, tentiamo di raggiungerla, più essa si allontana da noi, precludendoci quelle prelibatezze, quelle   altezze miracolistiche che crediamo di poter raggiungere nello sforzo quotidiano di stringerla a noi.Ma come la Perfezione è un puro frutto dell’utopia e non esiste sulla terra, anche la Felicità è una condizione idealizzata della realtà, uno stato d’animo, una condizione evocativa del nostro bisogno di Perfettibile in un mondo completamente privo della Perfezione.  Del resto la creatura terrestre, ovvero l’uomo corrisponde alla tipologia di uno dei più imperfetti misteri planetari.

E’ proprio dell’uomo, dunque, ambire alla tanto agognata felicità , senza possederne i requisiti, avere le pur minime proprietà referenziali. Ritengo la struttura bel suo meccanismo biologico/sensoriale non sia fatta per essere addestrato a percepire i segnali, sue assenze, le mancanze le incongruenze della sua esistenza e che essi siano talmente lontani dal suo modo di gestire le perdenze, da non accorgersi neppure dove sbaglia. Egli sbaglia nel ritenersi un privilegiato a cui si deve la Felicità, perché quest’ultima non è un prodotto che puoi trovare ovunque, la Felicità va conquistata giorno per giorno, va goduta goccia a goccia, va tutelata, va protetta da ogni violenza. La Felicità è fragile, perché non offre mai nient’altro che qualche opportunità da cogliere e questa quasi sempre sappiamo sfuggirci dalle mani, poiché non sappiamo riconoscerla. La felicità sta nelle piccole cose,  nei piccoli interludi dell’attimo che se ne fugge via, sta dentro e non fuori di noi, sta esattamente in quello che vorremmo essere e non siamo, da qui l’eterno scontento, l’insoddisfazione, la delusione, l’amarezza, il disincanto che ci precludono ogni più piccolo tentativo di vederla. La tendenza a voler istruire una pratica di lasciapassare per il paese della Felicità ci porta a commettere atti indecenti, a vivere perennemente con la spada di Damocle sulla testa, a causa di tanta altra  infelicità che ci andiamo a creare, quando entriamo in conflitto con la parte più inconscia della nostra personalità. Ma, ci siamo mai chiesti cosa vogliamo veramente? quale è la forma e la sostanza che perseguiamo per dirci davvero felici? Suppongo che ognuno creda che tale felicità gli venga elargita dall’alto, chissà per quale virtù infusa, o per quale merito o dono di cui siamo i privilegiati, i favoriti del destino. Non  muoviamo un dito per meritare una piccola porzione di felicità, ma pretendiamo che la stessa ci piova dal cielo gratuitamente. La felicità invece, è una strana simbiosi tra il dare e l’avere, è un’alchimia di ingredienti dosati : in eguali proporzioni si può raggiungere la serenità, in mancanza di uno o dell’altro elemento si può essere in presenza di  atarassia o al contrario in preda a quel senso smodato, scomposto della personalità presuntuosa, portata alle estreme conseguenze da un io facinoroso, egocentrico.

La caratteristica peculiare della Felicità non è la perfezione, ma l’uso di essa. Sono convinta che se anche l’uomo possedesse l’universo intero, la fama, il successo, la ricchezza, gli onori, l’amore, l’intelligenza e quant’altro, andrebbe alla disperata ricerca di qualcosa che non possiede che non esiste o non gli è manifesta. Ed è proprio in questa sua inamovibile insoddisfazione, in questa sua distorsione della realtà sta il difetto della sua realizzazione. Egli non può godere mai della Felicità che non esiste, poiché di sicuro la felicità cui aspira è solo il desiderio della felicità, la condizione primordiale del suo innamoramento nei riguardi di un sogno. Sta nel fattore precipuo della limitatezza umana il bisogno di felicità, ma la difficoltà a realizzarla, a goderla sta nell’insufficiente aspettativa, sta nel ricercarla in modo forsennato il motivo più errato per non poterla possedere. Quando il frastuono della vita convulsa e contraddittoria smaschera la fragilità della nostra aspettativa, la sconfitta sembra inevitabile. Quello che ci apre a una piena rivelazione della nostra incapacità di possedere la felicità è un sistema di vasi comunicanti: quando si arriva all’ultimo e non trovi quel che prima ti è apparso raggiungibile, si torna indietro e il percorso della relatività ti trova impreparato e fragile, davanti ad un senso di mobilità del senso della felicità che è smisurato e si trova sempre altrove, lontano da noi, dalle nostre presunzioni, dai nostri marchingegni e atrocità fatti in nome di quella aspirazione così radicata e potente, da non saperla neppure indagare. Insieme  alla felicità che non trova mai, l’uomo è tormentato dal dolore, dalla solitudine e oscilla fra una esaltazione momentanea e un rinnovato abbattimento. La felicità sta in sé, non si agita, non si adatta a stratagemmi, a complicità di sorta, non combacia con il logico bisogno di un refrigerio temporaneo. La Felicità è un Ente transcendente, è una guerra all’ultimo sangue dichiarata e conbattuta ogni giorno nei territori impervi di una città-fantasma, nel cuore di fattori predisponenti che al solo sfiorarli si sfaldano. L’impalpabilità è la sua regola, ed è la logica conseguenza di una condotta che non vanifica la status interiore della consapevolezza, è un modus vivendi che rasenta raramente quei paradisi dell’oltre cui aspiriamo, ma  sta a noi determinare  la dinamica che presuppone un lungo tragitto di esperienze,un forte equilibrio nel gestire l’episodio umano come un evento irripetibile da cui si deve trarre il massimo della saggezza per poter aspirare ad uno solo episodio di felicità.

Autore: ninnj
• domenica, giugno 07th, 2009

Nella magnifica sala della “Galleria d’ Arte Reale” di Via Montenapoleone a Milano, Ninnj Di Stefano Busà ha presentato l’ultimo volume edito: De Senectude et ultra di Lucio Pisani. Molti i poeti presenti alla manifestazione. L’affluenza di pubblico ha dimostrato ancora una volta che la Poesia non è morta e, neppure ignorata, perché se ne avverte, ora più che mai, l’esigenza di supporto spirituale e intellettuale.

Autore: ninnj
• giovedì, giugno 04th, 2009

Ieri 4 ottobre 2008, conferite in una manifestazione tenutasi al Circolo della Stampa di Milano, le benemerenze alla Carriera dell’Unione Nazionale Scrittori della Lombardia. La Giuria presieduta dalla Prof. Ninnj Di Stefano Busà ha visto premiati molte personalità della Letteratura, delle Scienze, del Giornalismo della cui categoria è stato premiato anche Giulio Giuzzi, vicedirettore del Giorno, insieme a molti altri rappresentanti del mondo culturale milanese.

Autore: ninnj
• martedì, maggio 26th, 2009

Continua a riscuotere notevoli successi il volume: Tra l’onda e la risacca edito da Bastogi della nostra Presidente per la Lombardia dell’Unione Nazionale Scrittori.  Vince nel Premio “Il Golfo” a La Spezia; a Moncalieri nel Premio “Città di Moncalieri”, e a Pisa nel Premio “Le Muse”. Le è stata assegnata inoltre la medaglia d’oro nel Premio Lions Club Duomo-Milano, presenti le Autorità e l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Dott.ssa Benelli. Giurie molto qualificate in tutte le occasioni.

Autore: ninnj
• venerdì, maggio 22nd, 2009

INVITO AI POETI E A CHI PIACE LA POESIA (ingresso libero)

Venerdì 29 maggio alle h.16,00 alla Galleria Reale Via S.Andrea 10/A Milano, traversa Via Montenapoleone, zona S. Babila, sarà presentato il volume poetico. De Senectude et ultra del Prof. Lucio Pisani, già Parlamentare e già Provveditore agli Studi di Como. Relazionerà la Prof: Ninnj Di Stefano Busà

Autore: ninnj
• martedì, aprile 28th, 2009

Ninnj Di Stefano Busà il 24 aprile ha presentato a Milano in Via Montenapoleone la rassegna artistica della poliedrica Laura Rossi Ravaioli  concentrata ormai da diversi anni sul versante della poesia/pittura/scultura, in versatili abbinamenti . A fare gli onori di casa Serena Siniscalco. Numerosi i presenti, gli Ospiti e i giornalisti a congratularsi con la nota artista ormai accreditata nei diversi versanti.

Autore: ninnj
• domenica, aprile 26th, 2009

Si è spento nella notte del 18 aprile il poeta, critico e saggista Sirio Guerrieri. Aveva aderito al Manifesto del Realismo Lirico di Aldo Capasso, mettendo di suo:una innata passione per il naturalismo bucolico e promovendo una poesia elegiaca e tradizizionale dal modulo schietto, limpido, alieno da cerebralismi e contaminazione della new avanguardia di questo fine secolo che, da tutti gli ismi passati, ha voluto imporre  un sillogismo artificioso, un coacervo di sperimentazioni fuorviante, minimalista che guarda alla poesia come a un “frutto marcio”  in procinto di scomparire per asfissia e disattenzione. Sirio Guerrieri aveva preso da tempo le distanze da tale posizione, e da quel modello linguistico/ strutturale che niente più ha da spartire con la poesia, perché percorre un criterio di forte contrasto con la poesia < pura>; un criterio lontano mille miglia dal sentimento e molto più vicino ad un freddo e indistinto laboratorio, qualche volta obitorio, in cui davvero, e con molta difficoltà la poesia può tornare ad essere in sintonia con la natura e l’uomo, presa com’è dalle difficili derive che non le consentono approdi ma solo naufragi e sterili esperimenti per non soccombere definitivamente, o almeno tentare un avvicinamento possibile alle suggestioni, alle sensazioni, ai brividi emozionali della pagina Letteraria e Storica dei Grandi predecessori. La poesia per Guerrieri era rimasta un punto fermo della sua vita, una concezione interiore di estetica bellezza e di armoniosa verità, entrambe presenti costantemente  nella sua vita, fino all’ultimo. (Ninnj Di Stefano Busà)

Circolo della Stampa

 

 

 

 

 

 

In sua memoria ho scritto questi versi.

IL GIOCO FINISCE A LUCI SPENTE

La morte non concede proroghe,

sulla scena di un altro sipario

recita la vita nei minimi dettagli.

Qui è tutto nella capacità totalizzante

delle ossa di attutire i contraccolpi:

il gioco finisce a luci spente,

si chiude sul corpo martoriato.

La gioia di vivere è nel privilegio dell’ala,

quando tocca il cielo e vi s’ingloba,

come tuorlo al guscio che lo tiene stretto.

Dimmi ancora del verde di maggio

che s’apre a profili di rondini,

dettami parole appropriate, le più abbreviate…

virgole dimenticate sulle strade del mondo,

mentre imperversa la necessità

di fuggire perfino da noi stessi.

E’ nel battesimo dell’ardimento la virtù del coraggio.

Poi è sempre analogia il muoversi

tra parola e silenzio, il filo teso

nel vuoto ce ne darà ragione.