di (Ninnj Di Stefano Busà)
A fronte di un aggregazionismo culturale che vada in direzione di meccanismi e ordinamenti atti al consolidamento e alla condivisione di ideee, allo stimolo della solidarietà comune e alla necessità d’interferire contro gli interessi mercificatori di questa civiltà dei consumi, che traguarda le prospettive di sviluppo socio-culturale delle nuove generazioni, ecco sorgere e (ri)costituirsi con appropriate aperture e nuova linfa l’Associazione Nazionale Scrittori. La superiorità numerica rispetto a molte altre realtà consimili non ha molta rilevanza, anche se, numericamente siamo una forza che s’impone su altre, per il suo numero di iscritti. Intendo in questa sede sottolineare il ruolo primario che l’associazione svolge e che mostra di essere teso e strutturato alla globalizzazione, nel sostenere la tutela della Cultura autentica, ovvero, quei modelli di vita interiore <superiore> che fanno la differenza, meglio identificati come caratteristiche di intelletto pensante e creante, pronto a rafforzare quell’imprenscindibile forza che ci protegge dal nichilismo e dal lassismo dei costumi odierni, fatti di fuochi fatui, di banalità, e di una turba volgare di turpiloqui e di immagini mediatiche telepilotate.
Il lampo di genialità degli scrittori e artisti va tutelato ad ogni costo dagli assalti della condotta irresponsabile di chi intravede nella pagina intelletuale un pericolo per gli interessi specifici di pochi. La categoria pensante di coloro che credono nei valori della Storia e del patrimonio culturale di ognuno va protetta, va garantita e perseguita quale patrimonio di fede, di progresso, di speranza per il futuro.
I poteri forti del mercato nei riguardi della forma più progredita del pensiero hanno creato sempre di più un’ imprevedibile arresto delle parti più nobili dell’individuo a favore di spinte materialistiche. I ruoli e i travisamenti sono stati paludati come atti di progresso, per mascherare l’indecenza sotto forma di modernità, la volgarità e il maneggiamento sotto forma di moderno e nuovo, tutte esaltazioni delle forme inferiori dell’uomo come subiecte al lucro, alla politica, al successo ad ogni costo. In assenza quasi totale di una funzione catalizzatrice che protegga modelli superiori nella realizzazione del prodotto intellettuale, noi siamo qui, oggi a riformulare un piano di giustopposizione che produca il cambiamento. Ci dobbiamo far carico del difetto sociale e in assenza di veri capitani di rotta, correre ai ripari, se ancora possibile, gestendo il ruolo della morale e dell’intelletto in modo consono: la Letteratura, l’arte sono state viste sempre nel ruolo secondario della specie umana, assoggettate al potere qualunquista di organizzazioni meno progressiste, ma imperanti della politica. La società divenuta debole e istituzionalmente incapace di opporre strutture superlative di culturalismo, si è rivelata priva di forza necessaria per sostenere processi di vita superiori e più evoluti intellettualemente.
E’ lapalassiano che a cavallo di due guerre , in un secolo in cui le dittature hanno prodotto lo scempio delle società culturalmente più avanzate, e progressiste, si dovesse giungere a deprivare l’ingegno della sua importanza più vitale, soprattutto, nel tentativo di escluderla da ogni prerogativa di difesa. Oggi la società, però, appare avanzata nella tecnologia e nella globalizzazione, giungendo per un unico binario a maturare, a creare un intelletto fittizio con ruolo strumentale che lo depriva di ogni altro scopo che non sia quello merceologico, dell’utile e della ricchezza immediati.Gli intellettuali s’interrogano. Si può ancora arginare il pericolo della disfatta?
Questo vile orientamento ha creato nella società del postmoderno guasti non quantificabili per la gravità del progetto. In una società nella quale vengono trascurati i modelli della tradizione e della morale per rincorrere sogni effimeri di lucro bottegaio e furbesco, di fanatismo violento e insubordinato ad ogni regola, la coscienza si perde e con essa il ruolo di progresso e di sviluppo delle genti. In questo caos, il Bello e il Buono vengono esautorati, negligentemente e ottusamente messi al bando o rilegati a ruoli di terz’ordine, rispetto alle risorse umane del mondo civilizzato. Le arti o il prodotto delle menti più elevate: poesia, pittura, scultura, letteratura, scienza mercificate o rese nulle, come referenti di un’epoca giurassica che non dà più senso di sazietà e ricchezza.
Ma l’intelletto, il pensiero dell’uomo non hanno mai dato cospicui guadagni, hanno solo reso il ruolo di ammortizzatori sociali contro l’imbarbarimento e l’annientamento dei costumi, dei processi di sviluppo e del progresso. Gli artisti, i letterati, gli scrittori, oggi qui, riuniti, faranno, (seppure, come un segno sull’ acqua), la storia umanistica del passato proiettandosi nel futuro come la testimonianza che, scevra da ogni legame che lo contraddica, apparterrà di diritto, alla Storia dell’umanità.
E questa Storia prevede la trasmissione di valori e significati agli altri che verranno. Oggi l’anello di una catena fragile sta dando segni di rottura, sono segnali inquietanti che bisogna cogliere per non trovarsi nel baratro più fondo. Diamo dunque, molto spazio alla naturale espansione dell’intelletto, diffondiamolo, difendiamolo, perchè il momento che stiamo attraversando non abbia a determinare la catastrofe degenerativa che tutti temiamo. Spazio alla mente, allora, per ossigenare quei propositi buoni,quei presupposti vitalistici per la sollecitazione a quelle sinergie, che determinano il prodotto meno effimero della massificazione e del nichilismo imperanti.
