Archive for the Category ◊ Poesie ◊

Autore: ninnj
• giovedì, settembre 03rd, 2009

Quando cielo e mare si fondono



L’incarnazione

si sfoglia della sua tenebra.

Luce che ogni altra luce frange:

dove ognuno ha il suo rivolo di sangue,

se trova un tabernacolo dimernticato,

qualche chiodo sfuggito al martirio dolente

del Tuo romitaggio, Signore.

Sento ardere l’incenso all’altare

e struggersi, qual volo vertiginoso

dal Tuo calvario, l’empietà.




La cecità


Nella Tua carne l’unico perdono,

il Tuo sangue versato al Golgota.

Dalle Tue pieghe, marchiata a fuoco,

la Resurrezione.

Dal Padre al Figlio il Mistero.

La vanità corrotta

non riconosce il pianto del mondo:

l’uomo salvato, malgrado se stesso.

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Autore: ninnj
• venerdì, luglio 10th, 2009

Un solo volo basta

Un solo volo basta ad eguagliare

il cielo.

Oggi ne riconosco il segno,

l’essenzialità della felicità negata.

Ho coraggio di superare

cedimenti e delusioni

nel delineare il mio ritratto,

ricamato dal tempo, sbiadito:

gli anni tenui e incantati

dentro lo spazio eterno dell’attimo.

Credere

Avevano un nome le piccole cose,

minuzie forse a dirci del dono,

riparare le offese.

E il sole persisteva alla beffa

del silenzio, abitava le ore pazienti

dell’attesa. Un  dare e avere

dentro le cave braccia della lontananza.

E’ credere alle cose che ti salva.

La terra e l’anima

Mia terra, io vado

lascio l’anima accesa

ai venti del Sahara,

alle reliquie di mare

che raffrena i grandi silenzi,

verso il deserto che indora

al tramonto le dune di sale.

E’ attesa la mia che insinua

rovenze di strade calcinate.

Lascio alle radici del seme

lo strappo che annuncia

il perdono

e dispiega le ali al mio cielo

la notte e il suo grande mistero.

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Autore: ninnj
• lunedì, giugno 08th, 2009

– La via di Emmaus -

Mistero fittissimo, l’incarnazione del male

al suo apogeo di annientamento:

privarlo della sua identità. Cristo non disperare,

Cristo rialzati, solleva il Tuo legno..

Ora sei nessuno al cospetto dei ladroni:

chi potrà scendere più in basso

della Tua crocefissione?

Smarrita la dignità della sofferenza,

in  spalla trascini il dolore del mondo.

Maria di Magdala asciuga il sangue del Profeta:

tutto è perduto, tranne che riscrivere

il coraggio                       la libertà

sulla carne  innocente, dal Padre al Figlio

il regno di Cristo si è compiuto.

Risorgerà domani di stella in stella

il suo martirio.

-   L’inverno -

L’inverno è quasi morte,

una solitudine che coglie

il suo dolore fra le dita,

una penombra che tesse

la sua tela d’infinita pazienza

col filo d’oro delle attese

e sprigiona un motivo di quiete

per le ostinate reliquie del mondo.

L’inverno dispiega le sue tenue luci

sul calmo mare  o s’insinua altezzoso

su acque tumultuose

in terra di nessuno.

Una calma che esilia ogni strappo

e la dimenticanza.

Se tocca la fisicità estrema

è l’inverno a segnarci

d’indelebile nostalgia,

per  la ragione dei contrasti.

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Autore: ninnj
• domenica, maggio 31st, 2009

Un codice comune            (all’amica Valentina Cortese)

Esiste un codice comune ,

fa sue le luci di questo novembre.

Il mondo gli gira intorno,

vi appartiene anche il silenzio,

la parola minima, il dettaglio pronunciati

in un tentativo comune d’intesa .

Poi tutto ci lascia in balìa delle ombre.

Ad ognuno forse è dato  di accordare

il battito all’asfalto, alla pioggia

che istruisce il disavanzo fragile.

del giorno che se ne fugge in fretta.

La senti? è voce nella voce,

stridore di maree, strade che si consumano di passi.

Tu rientri nel contorno di mattini freschi di rugiada.

E’ tua la bellezza ed io l’accolgo come un dono,

Sarà poi l’alfabeto, la parola a dire, a toccare

ciò che discolora.

I nostri giorni hanno suoni frammisti

a dialoghi a distanza, ma noi facciamo

nostra la citta del cuore.

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Autore: ninnj
• lunedì, maggio 04th, 2009

Dove la terra chiama, il vento si dissolve

Alle sorgenti torno

del tempo e del silenzio,

 appena dietro l’erba

e sotto il sasso riscopro

più allusiva la magìa del sogno.

Noi che aspettammo l’alba

per dipingere ai prati il grido dell’infanzia,

dai naufragi salvammo il seme d’innocenza.

Ora è lontano il fuoco di stupore,

niente più eguaglia il respiro della zolla.

Così sapremo di altre notti spalancate

a brezze incandescenti, a stelid’erba

dove grida il tumulto d’esistenza,

e vi opporremo il canto dei ruscelli,

oltre la soglia del dolore,

per cercare la spiga del perdono

che ne ricolmi il grido.

Autore: ninnj
• sabato, maggio 02nd, 2009

Alla madre

Era l’erba ad intrecciare le tue mani nude

ai campi delle attese,

a puntellare giorni alla tua ombra,

briciole di vento alla tua casa.

Lievito di pane impastato alla malinconia, madre.

S’è dissolto ora quel vento che esasperava

il profumo ai miei pensieri,

giocava ad evocare le memorie.

L’attesa consumava lumini

ai groppi della carne.

Lo scialle lasciato sulla panca

insieme al lume sempre acceso

pè nostri morti.

Un bene, il tuo, che a labbra di perdono

offriva sillabe e corolle,

braccia stanche, grani di preghiera.

E’ sempre più silenzio ora alla tua riva,

pure se il cielo è a un passo,

e la ferita mai rimarginata.

Autore: ninnj
• mercoledì, aprile 29th, 2009

Dal volume: “Come nel fosso l’erba” di Ninnj Di Stefano Busà

Alla Fonte del Lete

La notte aveva appena recitato

l’ultima sua requiem, ardeva

la lanterna l’ultimo olio a millantare

il giorno, il battito di sangue nella vena.

Avevamo ancora al labbro graticci di miele,

bevuto alla fonte del Lete la nostra avventura.

Isole di nebbia irrompevano dalla nostalgia

a sorgenti d’opale e ametista,

quando a precipizio ci franò l’ultimo traguardo.

Finché il tempo resiste

Ogni cosa si affida alla malizia,

ma torna all’incenso dei tramonti

per aprirsi un varco ai fiati della notte.

Le voci colmano anfore ai risvegli.

L’attesa sempre nuova è data dalla fragranza

acerba della rosa, dal suo profumo intatto.

Grani di poesia

Ti trovo nel dilemma dei girni,

come erba tagliata al muro di dolore.

Non c’è che un silenzio di stoppie,

il grido lacerato delle strade:

un sogno dentro un altro sopravvive

dall’eco lontana dei raccordi.

Ha letarghi di foglie, brezze sulla pelle.

Lì la parola freme di sillabe redente,

fra pampini e vitigni addolcisce

le brezze dei mattini. La vita ha il sogno

che accompagna grani di poesia,

mentre spalanca l’anima alla fonda.