Quando cielo e mare si fondono
L’incarnazione
si sfoglia della sua tenebra.
Luce che ogni altra luce frange:
dove ognuno ha il suo rivolo di sangue,
se trova un tabernacolo dimernticato,
qualche chiodo sfuggito al martirio dolente
del Tuo romitaggio, Signore.
Sento ardere l’incenso all’altare
e struggersi, qual volo vertiginoso
dal Tuo calvario, l’empietà.
La cecità
Nella Tua carne l’unico perdono,
il Tuo sangue versato al Golgota.
Dalle Tue pieghe, marchiata a fuoco,
la Resurrezione.
Dal Padre al Figlio il Mistero.
La vanità corrotta
non riconosce il pianto del mondo:
l’uomo salvato, malgrado se stesso.
