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Autore: ninnj
• venerdì, maggio 08th, 2009

Recensione

Ritroviamo in questa nuova silloge di Ninnj Di Stefano Busà, come ha scritto nell’introduzione Francesco D’Episcopo, la tecnica antica del perdersi e ritrovarsi, della rarefazione ermetica e della discorsività pregnante, in un’alternanza di ritmi, che da assonanti e melodici si fanno realisticamente gnomici. Di Ninnj Di Stefano Busà non è da oggi che ne ammiriamo la singolare armonia del verso, la parola che si fa canto,la sapiente orchestrazione dei movimenti linguistici legati all’esperienza di una quotidiana ricerca del bello e della cultura non fine a se stessa. In questo caso il suo discorso è decisamente ricco di sfumature e di rimandi, assume la dimensione del tutto, anche quando naviga al singolare, è un attimo (il suo) che diventa infinito…Cosicché versi come questi: “a volte un segreto pensiero/ corre a lenire le ombre della sera/ e come eco da voci traslucide di cielo,/ l’anima si ripiega in sé come al nido/ l’allodola festosa dell’estate.”che assumono significato altro, in una metafora che tutta l’avvolge e la pone su piani alti. Ed è proprio questo coniugare l’ambiente con l’Io a dare consistenza e profondità all’espressione poetica, allorquando, ogni riflesso di luce ed ogni maschera ondeggiante finiscono per dare trasparenza ai frammenti che il vento (ispirazione essenziale) solleva in un tripudio di azzurri, di ulivi, di passi lontani, di polvere, di ali leggere che trasvolano il buoi fino a diventare un dispiegarsi di silenzi ciarlieri e di albe radiose. Ninnj Di Stefano Busà mette insieme monodie e polifonie, monolitiche inquadrature e fascinose collane di sorrisi d’amore, come in: “tremori e sguardi senza affanni”. L’autrice stessa ha scritto che “la poesia unisce e non disgiunge, ci consente un contatto con la parte migliore dell’anima, ci riserva l’espressione non astratta dell’umano sentire”. E questo è quello che anche la sua poesia ci trasmette con un linguaggio veramente coinvolgente e tale da favorire un’acquisizione completa del suo pensiero, della bellezza dei suoi versi, di quell’onda in piena che è la sua creatività e la sua diuturna sollecitazione nel seguire a fondo ogni voce poetica, nuova o di ieri, prossima o remota che sia. Sono raccolte di poesia come questa, del resto, che fanno amare la poesia, avvicinandola all’impressione di poter godere le stesse emozioni di chi l’ha creata, i sentimenti e le esperienze del lettori per poterne allargare la cerchia, fin qui sempre abbastanza elitaria di chi legge poesia.